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lunedì, 19 maggio 2008

La buona grafica porta consiglio.

Post altamente consigliato sul blog-paguro.

Noi e Loro - Mostri e Vittime - Angelica è innocente?
http://noblogo.livejournal.com/3....com/ 38806.html
|
domenica, 18 maggio 2008

LLezioni di piano

No dico..uno porta MMatteo a fare un corso di educazione musicale, poi lo vede suonare, fare uno strano faccino e gli viene in mente....

mmatteo
Jerry Lee Lewis MMatteo                 
postato da: bloggoanchio alle ore 22:20 | permalink |
tags: cazzeggio, paternitĂ , mmatteo

Era ora!

Che il mio amico HiddenSide mettesse mano alla grafica del suo blog-paguro  rendendolo leggibile.

eug
postato da: bloggoanchio alle ore 19:22 | permalink |
tags: blog, amici, altri blog, bloggherie

Un silenzio molto rumoroso

Mi colpisce l'assenza di comunicazione da parte della redazione di Kilombo  sugli esiti della mia richiesta di adesione dopo oltre una settimana.

I contenuti politici del mio blog direi che sono chiari, forse è necessario  dare una panoramica della mia esperienza militante.

Sono stato in FGCI dall'età di 13 anni [con il ruolo di "militante" dato che ero troppo piccolo per essere iscritto]
Sempre in FGCI sono stato iscritto fino ai miei 20 anni con vari incarichi [dal semplice attivista fino al facente funzioni come Segretario della Zona Centro di Roma]
In età adulta ho avuto la tessera del PCI, del PDS, dei DS con vari gradi di militanza attiva a seconda delle mie possibilita' del momento.
Dal punto di vista sindacale sono iscritto alla FILCAMS-CGIL, da quello associativo ARCI e varie altre realtà di sinistra.
Sono promotore, assieme ad altri,  del Manifesto di Sinistra per Israele che ha aggregato dal 2002 in poi personalità della sinistra democraticadi grande rilievo  da quello che poi divenne  Presidente della Repubblica italiano Giorgio Napolitano a Piero Fassino.
Ho collaborato con stampa di sinistra come Diario.
Sul fronte pacifista, all'interno delle attività di Sinistra per Israele, supporto Peace Now e l'Iniziativa di Ginevra.

Servirà altro alla redazione di Kilombo?

Ah si', il mio sangue è rosso e il mio cuore batte a sinistra.
postato da: bloggoanchio alle ore 17:54 | permalink |
tags: politica, blog, scelte, bloggherie, kilombo

Stoned PPuffo

17052008177Oggi con MMatteo mi sono dovuto suppare i festeggiamenti per il 50 esimo compleanno dei Puffi.
Al laboratorio di plastilina..ecco..non so come dire..ma..è stato piu' forte di me.
postato da: bloggoanchio alle ore 01:02 | permalink |
tags: cazzeggio, paternitĂ , mmatteo
venerdì, 16 maggio 2008

Prove tecniche di indistinguibilitĂ 

manifesto
postato da: bloggoanchio alle ore 16:55 | permalink |
tags: politica, sinistra, cialtroni, amarezza

Derive da sinistra, approdi a destra

Qui ho parlato di dubbi.
Qui un interessantissimo intervento di Pierina Broccoli da LIa su Eurasia

Ne suggerisco caldamente la lettura.
giovedì, 15 maggio 2008

Waltz with Bashir



Nei prossimi mesi/anni di questa graphic novel, Waltz with Bashir , che da quello che ho gia' visto in rete è un capolavoro, faranno scempio, stravolgendone il significato,  poiché all'interno del suo narrato parla di Sabra e Chatila.

Già, seppur con in background il Libano del 1982 la narrazione, che nell'ispirazione ha forti tinte autobiografiche, ruota attorno alla ricerca [attraverso l'incontro con i suoi ex commilitoni] delle memorie rimosse da parte di un soldato israeliano presente all'epoca dei fatti.
Non vuole essere una "denuncia" ma una promozione della pace , come afferma lo stesso regista Ari Folman, e vuole narrare per immagini un disagio che affligge molti in Israele.

Già, continua ad essere poco divulgato da queste parti che in Israele è molto diffuso tra gli adulti, quello che viene definito PTSD (Post Traumatic Stress Disorder) derivante dai traumi dovuti all'essere per 20 anni della loro vita in divisa.
Ma non sono i soli.
I bambini che vivono nelle città colpite dai Qassam e i pochi sopravvissuti alla Shoa in omenti di particolare tensione geopolitica  manifestano in maniera quantitativamente significativa il PTSD.
Questo lag di informazione è abbastanza significativo del fatto che sia per pregiudizio che per apologia verso l'immagine del "guerriero israeliano" c'e' un processo di "disumanizzazione" inquietante continuo.
Le rappresentazioni sociali dell'israeliano sembrano essere quanto di piu' stereotipato ci possa essere, se sei di sinistra e filosionista pensi all'israeliano come come l'eroico kibbutznik pioniere del socialismo, se sei di destra [curiosamente sia filo che anti sionista] all'algido ed efficiente soldato.

Quando le mie molteplici menate personali troveranno un attimo di sosta, che mi consenta quel lungo viaggio in Israele che ormai mi riprometto da troppo tempo, penso di approfondire una seria ipotesi di indagine che le mie letture, la conoscenza di cittadini di Israele da questa parte del Mediterraneo e , piu' in generale, la mia visione delle umane cose mi hanno suggerito: ovvero che gli israeliani siano degli esseri umani.
mercoledì, 14 maggio 2008

Banneratevi

Che qui piovono pietre, anzi molotov

Formato .swf 140x270
url http://www.rgb-brigades.net/transito/razzismo2.swf




Formato .gif
url http://www.rgb-brigades.net/transito/razzismo2.gif






hat tip: bakunin
postato da: bloggoanchio alle ore 14:09 | permalink |
tags: politica, rom , antirazzismo, cose intelligenti

Lo scorso week end, al Kibbutz Bar' Am

Kibbutz Bar' Am è a poche centinaia di metri dal confine libanese,  è uno degli ultimi kibbutz  realmente socialisti.

E' Ariela che ci racconta:
"Venerdì in Libano si combatte proprio e qui non si è tranquilli. Sabato levataccia, vado in ufficio e controllo la cartella dello stato d'emergenza, come prevedevo urge aggiornarla. Devo controllare la spartizione degli anziani nei rifugi, comunicare ad ognuno le informazioni che lo riguardano. Controllo l'infermeria d'emergenza piazzata in un rifugio, per fortuna ci abbiamo lavorato la settimana prima. Preparo la liste delle cose da verificare l'indomani, domenica, sperando che Nasrallah non abbia qualche alzata d'ingegno durante la notte."
Il resto qui ..un intervento duro ma illuminante.
martedì, 13 maggio 2008

Touche pas Ă  mon pote!

touche+pas+a+mon+pote
"Giù le mani dal mio amico!".
Lo disse un ragazzo francese per fermare gli aggressori di un suo amico di colore, divenne lo slogan di SOS Racisme un'organizzazione antirazzista francese di area socialista.
Leggendo quanto ci racconta eugenio sugli accadimenti a Ponticelli...m'e' venuto da esclamarlo.
postato da: bloggoanchio alle ore 17:21 | permalink |
tags: politica, amici, derive, destra, altri blog, antirazzismo, fascisti

Ur Fascismo

Utile semiotizzazione del concetto di Fascismo, per chi ne fa apologia, per chi lo rigetta, per chi dichiara di non averlo nel suo DNA o nella sua identità culturale e/o politica.

MMAXiana conclusione: none is innocent e ognuno combatta i suoi, e non solo gli altrui, fascismi se lo ritiene utile/necessario.
Come questo blog, del resto.

Tratto da:
Umberto Eco, "Il fascismo eterno"

(Cinque scritti morali, Bompiani, Milano 1997)

[...]Il fascismo fu certamente una dittatura, ma non era compiutamente totalitario, non tanto per la sua mitezza, quanto per la debolezza filosofica della sua ideologia. Al contrario di ciò che si pensa comunemente, il fascismo italiano non aveva una sua filosofia [...] Il fascismo non era un’ideologia monolitica, ma piuttosto un collage di diverse idee politiche e filosofiche, un alveare di contraddizioni. [...];immagine incoerente che ho descritto non era dovuta a tolleranza: era un esempio di sgangheratezza politica e ideologica. Ma era una “sgangheratezza ordinata”, una confusione strutturata. Il fascismo era filosoficamente scardinato, ma dal punto di vista emotivo era fermamente incernierato ad alcuni archetipi.Siamo ora giunti al secondo punto della mia tesi. Ci fu un solo nazismo, e non possiamo chiamare “nazismo” il falangismo ipercattolico di Franco, dal momento che il nazismo è fondamentalmente pagano, politeistico e anticristiano, o non è nazismo. Al contrario, si può giocare al fascismo in molti modi, e il nome del gioco non cambia. Succede alla nozione di “fascismo”quel che, secondo Wittgenstein, accade alla nozione di “gioco”. Un gioco può essere o non essere competitivo, può interessare una o più persone, può richiedere qualche particolare abilità o nessuna, può mettere in palio del danaro, o no. I giochi sono una serie di attività diverse che mostrano solo una qualche “somiglianza di famiglia”.

1 2 3 4
abc bcd cde    def

Supponiamo che esista una serie di gruppi politici. Il gruppo 1 è caratterizzato dagli aspetti abc, il gruppo 2 da quelli bcd, e così via. 2 è simile a 1 in quanto hanno due aspetti in comune. 3 è simile a 2 e 4 è simile a 3 per la stessa ragione. Si noti che 3 è anche simile a 1 (hanno in comune l’aspetto c). Il caso più curioso è dato da 4, ovviamente simile a 3 e a 2, ma senza nessuna caratteristica in comune con 1. Tuttavia, a ragione della ininterrotta serie di decrescenti similarità tra 1 e 4, rimane, per una sorta di transitività illusoria, un’aria di famiglia tra 4 e 1.

Il termine “fascismo” si adatta a tutto perché è possibile eliminare da un regime fascista uno o più aspetti, e lo si potrà sempre riconoscere per fascista. Togliete al fascismo l’imperialismo e avrete Franco o Salazar; togliete il colonialismo e avrete il fascismo balcanico. Aggiungete al fascismo italiano un anticapitalismo radicale (che non affascinò mai Mussolini) e avrete Ezra Pound. Aggiungete il culto della mitologia celtica e il misticismo del Graal (completamente estraneo al fascismo ufficiale) e avrete uno dei più rispettati guru fascisti, Julius Evola.

A dispetto di questa confusione, ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’”Ur-Fascismo”, o il “fascismo eterno”. Tali caratteristiche non possono venire irreggimentate in un sistema: molte si contraddicono reciprocamente, e sono tipiche di altre forme di dispotismo o di fanatismo. Ma è sufficiente che una di loro sia presente per far coagulare una nebulosa fascista.

1. La prima caratteristica di un Ur-Fascismo è il culto della tradizione. Il tradizionalismo è più vecchio del fascismo. Non fu solo tipico del pensiero controrivoluzionario cattolico dopo la Rivoluzione Francese, ma nacque nella tarda età ellenistica come una reazione al razionalismo greco classico.

Nel bacino del Mediterraneo, i popoli di religioni diverse (tutte accettate con indulgenza dal Pantheon romano) cominciarono a sognare una rivelazione ricevuta all’alba della storia umana. Questa rivelazione era rimasta a lungo nascosta sotto il velo di lingue ormai dimenticate. Era affidata ai geroglifici egiziani, alle rune dei celti, ai testi sacri, ancora sconosciuti, delle religioni asiatiche.

Questa nuova cultura doveva essere sincretistica. “Sincretismo” non è solo, come indicano i dizionari, la combinazione di forme diverse di credenze o pratiche. Una simile combinazione deve tollerare le contraddizioni. Tutti i messaggi originali contengono un germe di saggezza e quando sembrano dire cose diverse o incompatibili è solo perché tutti alludono, allegoricamente, a qualche verità primitiva.

Come conseguenza, non ci può essere avanzamento del sapere. La verità è stata già annunciata una volta per tutte, e noi possiamo solo continuare a interpretare il suo oscuro messaggio. È sufficiente guardare il sillabo di ogni movimento fascista per trovare i principali pensatori tradizionalisti. La gnosi nazista si nutriva di elementi tradizionalisti, sincretistici, occulti. La più importante fonte teoretica della nuova destra italiana, Julius Evola, mescolava il Graal con i Protocolli dei Savi di Sion, l’alchimia con il Sacro Romano Impero. Il fatto stesso che per mostrare la sua apertura mentale una parte della destra italiana abbia recentemente ampliato il suo sillabo mettendo insieme De ;aistre, Guenon e Gramsci è una prova lampante di sincretismo.

Se curiosate tra gli scaffali che nelle librerie americane portano l’indicazione “New Age”, troverete persino Sant’Agostino, il quale, per quanto ne sappia, non era fascista. Ma il fatto stesso di mettere insieme Sant’Agostino e Stonehenge, questo è un sintomo di Ur-Fascismo.

2. Il tradizionalismo implica il rifiuto del modernismo. Sia i fascisti che i nazisti adoravano la tecnologia, mentre i pensatori tradizionalisti di solito rifiutano la tecnologia come negazione dei valori spirituali tradizionali. Tuttavia, sebbene il nazismo fosse fiero dei suoi successi industriali, la sua lode della modernità era solo l’aspetto superficiale di una ideologia basata sul “sangue” e la “terra” (Blut und Boden). Il rifiuto del mondo moderno era camuffato come condanna del modo di vita capitalistico, ma riguardava principalmente il rigetto dello spirito del 1789 (o del 1776, ovviamente). L’illuminismo, l’età della Ragione vengono visti come l’inizio della depravazione moderna. In questo senso, l’Ur-Fascismo può venire definito come “irrazionalismo”.

3. L’irrazionalismo dipende anche dal culto dell’azione per l’azione. L’azione è bella di per sé, e dunque deve essere attuata primadi e senza una qualunque riflessione. Pensare è una forma di evirazione. Perciò la cultura è sospetta nella misura in cui viene identificata con atteggiamenti critici. Dalla dichiarazione attribuita a Goebbels (“Quando sento parlare di cultura estraggo la mia pistola”) all’uso frequente di espressioni quali “Porci intellettuali”, “Teste d’uovo”, “Snob radicali”, “Le università sono un covo di comunisti”, il sospetto verso il mondo intellettuale è sempre stato un sintomo di Ur-Fascismo. Gli intellettuali fascisti ufficiali erano principalmente impegnati nell’accusare la cultura moderna e l’intellighenzia liberale di aver abbandonato i valori tradizionali.

4. Nessuna forma di sincretismo può accettare la critica. Lo spirito critico opera distinzioni, e distinguere è un segno di modernità. Nella cultura moderna, la comunità scientifica intende il disaccordo come strumento di avanzamento delle conoscenze. Per l’Ur-Fascismo, il disaccordo è tradimento.

5. Il disaccordo è inoltre un segno di diversità. L’Ur-Fascismo cresce e cerca il consenso sfruttando ed esacerbando la naturale paura della diffidenza. Il primo appello di un movimento fascista o prematuramente fascista è contro gli intrusi. L’Ur-Fascismo è dunque razzista per definizione.

6. L’Ur-Fascismo scaturisce dalla frustrazione individuale o sociale. Il che spiega perché una delle caratteristiche tipiche dei fascismi storici è stato l’appello alle classi medie frustrate, a disagio per qualche crisi economica o umiliazione politica, spaventate dalla pressione dei gruppi sociali subalterni. Nel nostro tempo, in cui i vecchi “proletari” stanno diventando piccola borghesia (e i Lumen si autoescludono dalla scena politica), il fascismo troverà in questa nuova maggioranza il suo uditorio.

7. A coloro che sono privi di una qualunque identità sociale, l’Ur-Fascismo dice che il loro unico privilegio è il più comune di tutti, quello di essere nati nello stesso paese. È questa l’origine del “nazionalismo”. Inoltre, gli unici che possono fornire una identità alla nazione sono i nemici. Così, alla radice della psicologia Ur-Fascista vi è l’ossessione del complotto, possibilmente internazionale. I seguaci debbono sentirsi assediati. Il modo più facile per far emergere un complotto è quello di fare appello alla xenofobia. Ma il complotto deve venire anche dall’interno: gli ebrei sono di solito l’obiettivo migliore, in quanto presentano il vantaggio di essere al tempo stesso dentro e fuori. In America, l’ultimo esempio dell’ossessione del complotto è rappresentato dal libro The New World di Pat Robertson.

8. I seguaci debbono sentirsi umiliati dalla ricchezza ostentata e dalla forza dei nemici. Quando ero bambino mi insegnavano che gli inglesi erano il “popolo dei cinque pasti”: mangiavano più spesso degli italiani, poveri ma sobri. Gli ebrei sono ricchi e si aiutano l’un l’altro grazie a una rete segreta di mutua assistenza. I seguaci debbono tuttavia essere convinti di poter sconfiggere i nemici. Così, grazie a un continuo spostamento di registro retorico, i nemici sono al tempo stesso troppo forti e troppo deboli. I fascismi sono condannati a perdere le loro guerre, perché sono costituzionalmente incapaci di valutare con obiettività la forza del nemico.

9. Per l’Ur-Fascismo non c’è lotta per la vita, ma piuttosto “vita per la lotta”. Il pacifismo è allora collusione col nemico; il pacifismo è cattivo perché la vita è una guerra permanente. Questa tuttavia porta con sé un complesso di Armageddon: dal momento che i nemici debbono e possono essere sconfitti, ci dovrà essere una battaglia finale, a seguito della quale il movimento avrà il controllo del mondo. Una simile soluzione finale implica una successiva era di pace, un’età dell’Oro che contraddice il principio della guerra permanente. Nessun leader fascista è mai riuscito a risolvere questa contraddizione.

10. L’elitismo è un aspetto tipico di ogni ideologia reazionaria, in quanto fondamentalmente aristocratico. Nel corso della storia, tutti gli elitismi aristocratici e militaristici hanno implicato il disprezzo per i deboli. L’Ur-Fascismo non può fare a meno di predicare un “elitismo popolare”. Ogni cittadino appartiene al popolo migliore del mondo, i membri del partito sono i cittadini migliori, ogni cittadino può (o dovrebbe) diventare un membro del partito. Ma non possono esserci patrizi senza plebei. Il leader, che sa bene come il suo potere non sia stato ottenuto per delega, ma conquistato con la forza, sa anche che la sua forza si basa sulla debolezza delle masse, così deboli da aver bisogno e da meritare un “dominatore”. Dal momento che il gruppo è organizzato gerarchicamente (secondo un modello militare), ogni leader subordinato disprezza i suoi subalterni, e ognuno di loro disprezza i suoi sottoposti. Tutto ciò rinforza il senso di un elitismo di massa.

11. In questa prospettiva, ciascuno è educato per diventare un eroe. In ogni mitologia l’“eroe” è un essere eccezionale, ma nell’ideologia Ur-Fascista l’eroismo è la norma. Questo culto dell’eroismo è strettamente legato al culto della morte: non a caso il motto dei falangisti era: “Viva la muerte!”. Alla gente normale si dice che la morte è spiacevole ma bisogna affrontarla con dignità; ai credenti si dice che è un modo doloroso per raggiungere una felicità soprannaturale. L’eroe Ur-Fascista, invece, aspira alla morte, annunciata come la migliore ricompensa per una via eroica. L’eroe Ur-Fascista è impaziente di morire. Nella sua impazienza, va detto in nota, gli riesce più di frequente far morire gli altri.

12. Dal momento che sia la guerra permanente sia l’eroismo sono giochi difficili da giocare, l’ur-Fascista trasferisce la sua volontà di potenza su questioni sessuali. È questa l’origine del masochismo (che implica disdegno per le donne e una condanna intollerante per abitudini sessuali non conformiste, dalla castità all’omosessualità). Dal momento che anche il sesso è un gioco difficile da giocare, l’eroe Ur-Fascista gioca con le armi, che sono il suo Ersatz fallico: i suoi giochi di guerra sono dovuti a una invidia penis permanente.

13. L’Ur-fascismo si basa su un “populismo qualitativo”. In una democrazia i cittadini godono di diritti individuali, ma l’insieme dei cittadini è dotato di un impatto politico solo dal punto di vista quantitativo (si seguono le decisioni della maggioranza). Per l’Ur-Fascismo gli individui in quanto individui non hanno diritti, e il “popolo” è concepito come una qualità, un’entità monolitica che esprime la “volontà comune”. Dal momento che nessuna quantità di esseri umani può possedere una volontà comune, il leader pretende di essere il loro interprete. Avendo perduto il loro potere di delega, i cittadini non agiscono, sono solo chiamati pars pro toto, a giocare il ruolo del popolo. Il popolo è così solo una finzione teatrale. Per avere un buon esempio di populismo qualitativo, non abbiamo più bisogno di Piazza Venezia o dello stadio di Norimberga. Nel nostro futuro si profila un populismo qualitativo Tv o Internet, in cui la risposta emotiva di un gruppo selezionato di cittadini può venire presentata e accettata come la “voce del popolo”. A ragione del suo populismo qualitativo, l’Ur-Fascismo deve opporsi ai “putridi” governi parlamentari. Una delle prime frasi pronunciate da Mussolini nel parlamento italiano fu: “Avrei potuto trasformare quest’aula sorda e grigia in un bivacco per i miei manipoli.” Di fatto, trovò immediatamente un alloggio migliore per i suoi manipoli, ma poco dopo liquidò il parlamento. Ogni qual volta un politico getta dubbi sulla legittimità del parlamento perché non rappresenta più la “voce del popolo”, possiamo sentire l’odore di Ur-Fascismo.

14. L’Ur-Fascismo parla la “neolingua”. La “neolingua” venne inventata da Orwell in 1984, come la lingua ufficiale dell’Ingsoc, il Socialismo Inglese, ma elementi di Ur-Fascismo sono comuni a forme diverse di dittatura. Tutti i testi scolastici nazisti o fascisti si basavano su una sintassi elementare, al fine di di limitare gli strumenti per il ragionamento complesso e critico. Ma dobbiamo essere pronti a identificare altre forme di neolingua, anche quando prendono la forma innocente di un popolare talk-show.

Dopo aver indicato i possibili archetipi dell’Ur-Fascismo, mi sia concesso di concludere. Il mattino del 27 luglio del 1943 mi fu detto che, secondo delle informazioni lette alla radio, il fascismo era crollato e che Mussolini era stato arrestato. Mia madre mi mandò a comperare il giornale. Andai al chiosco più vicino e vidi che i giornali c’erano, ma i nomi erano diversi. Inoltre, dopo una breve occhiata ai titoli, mi resi conto che ogni giornale diceva cose diverse. Ne comprai uno, a caso, e lessi un messaggio stampato in prima pagina, firmato da cinque o sei partiti politici, come Democrazia cristiana, Partito Comunista, Partito Socialista, Partito d’Azione, Partito Liberale. Fino a quel momento avevo creduto che vi fosse un solo partito in ogni paese, e che in Italia ci fosse solo il Partito Nazionale Fascista. Stavo scoprendo che nel mio paese ci potevano essere diversi partiti allo stesso tempo. Non solo: dal momento che ero un ragazzo sveglio, mi resi subito conto che era impossibile che tanti partiti fossero sorti da un giorno all’altro. Capii così che esistevano già come organizzazioni clandestine.

Il messaggio celebrava la fine della dittatura e il ritorno della libertà: libertà di parola, di stampa, di associazione politica. Queste parole, “libertà”, “dittatura” – Dio mio – era la prima volta in vita mia che le leggevo. In virtù di queste nuove parole ero rinato uomo libero occidentale.

Dobbiamo stare attenti che il senso di queste parole non si dimentichi ancora. L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: “Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!” Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo.

postato da: bloggoanchio alle ore 11:22 | permalink |
tags: cultura, politica, antifascismo