Qualche volta uno ha il privilegio di conoscere il proprio alter ego.
Io ho avuto questo privilegio, molti anni fa, al
liceo classico Virgilio a Roma.
Vi risparmio i particolari raccapriccianti su somiglianze fisiche, identico modo di parlare, anomalie familiari simili, stesso senso dell'umorismo, stesso occhio tenero sulla vita, stessa durezza verso certe umanità, stesso confuso mezzosangue giudeo, stessa tessera della FGCI.
Vivevamo in pieno centro, io in via Monti della Farina e lui a via dei Banchi Vecchi, facevamo una gran vita di sezione e la sera frequentavamo assiduamente il
Bar San Calisto assieme a tanti altri fanciulli della buona borghesia illuminata di sinistra romana che giocavano , allora come ora, a
frequentare le ultime fila della malavita di quartiere che faceva campo base in quel posto.
Una relazione parassitaria in cui noi ci sentivamo tanto alternativi loro ci "proteggevano" tipo ritrovando i nostri costosi motorini rubati e ci vendevano il fumo prima e la coca poi.
Io e lui eravamo buoni, amiconi di tutti tranne che di noi stessi e, mentre gli altri che erano meno buoni di noi e meno amiconi di tutti negli anni costruivano la loro vita, iniziammo a marcire in quella palude che era la vita notturna trasteverina dell'epoca.
Pur partendo da sofferenze molto simili nel tempo reagimmo in maniera sempre più diversa: lui inizio' una deriva con l'alcool e cocaina e io ad accumulare una rabbia infinita, sempre più insofferente per l'ipocrisia di quell'ambiente che in qualche misura ci cannibalizzava.
Sbottai e
diventai quindi un redskin rigettando tutto e tutti, comprese quelle umanità ipocrite fatte da giovani borghesucci sinistronzi e pusher interessati.
Lui non comprese pur essendo di un'intelligenza straordinaria e , rimanendo in saltuario contatto dato l'affetto reciproco, perdemmo parallelamente il nostro quotidiano.
E mentre lui si disfaceva io partii.
Stetti via un paio d'anni tra UK e USA e quando tornai ero libero da quella rabbia ma i miei amici erano ormai un gruppazzo di skinhead attempati.
Avevo fatto una scelta dura e il mio mondo pre-skin aveva risposto in maniera altrettanto dura.
Trascinai per qualche tempo questa vita che non mi apparteneva più, mi "normalizzaii", trovai un lavoro
e, grazie ad esso, ripartii nuovamente, questa volta a zonzo per l'Italia.
Approdai a Milano..e qui tra studio e lavoro ho costruito le mie 4 cose, nel bene come nel male.
Tutte le volte che tornavo a Roma andavo al San Calisto senza manco avvertirlo, certo di trovarlo, e lo
trovavo.
Ogni volta sempre più sconnesso alla sua generazione, con le amicizie storiche sempre più sfilacciate che non riuscivano a sostenere il suo randagismo e con nuove frequentazioni raccattate in quella palude in cui era rimasto che andavano e venivano, sempre piu' preso da una frenesia dissipatoria che gli ha fatto bruciare un piccolo patrimonio immobiliare ereditato dal padre.
Eppure parliamo di una persona di rara intelligenza, bontà, sensibilità, cultura, forse uno dei piu' attenti e intelligenti lettori che abbia mai conosciuto.
Ma con un dolore dentro incommensurabile che lo sdoppiava...che lo portava ad anestetizzare con alcool,
droga ed eroici, quanto fasulli, racconti di scopate e risse.
Racconti mai uguali a loro stessi ma a cui fingevo di credere per non destabilizzarlo.
Io ero altrove e non avevo il diritto di dare lezioni.
Poi l'inevitabile, ovvero un paio d'anni fa mentre io ero molto preso per un cumulo di problemi, la madre l'ha fatto semi interdire grazie ad una nuova legge pensata per casi simili.
Nel suo impazzimento si mise in testa che io avevo aiutato la madre in questa operazione e litigammo ferocemente. Ero cosi' addolorato per questa sua dissociazione che gli faceva rappresentare una situazione assolutamente non vera che reagii come una belva.
Oggi suona il telefono, è lui.
Cicca clamorosamente il mio compleanno venturo di una settimanella scarsa, lo ragguaglio velocemente su separazione e vicessitudini varie, cazzeggiamo.
Sembra stare molto meglio, parla di risparmi in banca e di lavori in casa, un giudice ora lo amministra per cui le economie dei baristi di trastevere e i pusher del momento devono essersi notevolmente ridimensionate.
Ha un golden retriever e mi ha chiesto di scendere giu' con MMatteo che non vede da quando era strapiccolo.
Al cuor non si comanda, ci insegna la retorica dei proverbi e da come mi sento pare anche se si ama un antico amico sgangherato.
Al piu' presto scenderò a Roma con MMatteo.