Se non sbaglio il fattaccio avvenne a fine estate del 1988.
La Federazione del PCI aveva avuto l'impennata d'ingegno di organizzare la Festa provinciale dell'Unità nel parco di Colle Oppio, a ridosso del Colosseo.
Il dettaglio che doveva essere sfuggito a qualcuno in Federazione è che all'interno del parco risiedeva la
sezione storica dell'MSI romano "Istria Dalmazia".
Ora chi conosce i fascisti sa che, come tutti gli animali, sono "territoriali"..per cui il manipolo di scarcagnati che costituiva il nucleo locale del
FdG iniziò a smaniare.
Niente di ché, gli anni più tesi erano fortunatamente alle spalle, però facevano piccoli danni in tenere incursioni notturne.
Una delle specialità era rubare le bandiere rosse che garrivano su un terrazzone che sovrastava l'area della festa.
In Federazione si decise che queste provocazioni andavano arginate...malauguratamente facevo parte del servizio d'ordine cittadino della
FGCI per cui mi venne chiesta presenza continua specialmente in ore serali e la notte.
Io e il mio amico Marcellone decidemmo che la nostra postazione naturale per vigilare era l'enoteca per due ragioni: la prima era che a fine serata rimanevano molte bottiglie di buon vino aperte e la seconda era che i Carabinieri della locale stazione avevano deciso di parcheggiarci un loro blindato con la loro ronda notturna. Non scherzo se dico che io e Marcellone ubriacammo come animali in quelle notti almeno 5/6 carabinieri semplici e un maresciallo [molto simpatico, devo ammetterlo].
Di fascisti neanche l'ombra, per una misteriosa ragione quando c'eravamo io e Marcello il fiero manipolo di ciulabandiere facevano il turno di giorno.
Tranne una delle ultime notti.
Io e Marcello eravamo a cirrotizzarci allegramente a spese del Partito quando vedemmo 4 balilla ritardati che stavano sul terrazzone ad armeggiare attorno alle bandiere.
Il Partito, per scrupolo, aveva mandato "quelli seri" del servizio d'ordine della Federazione e di Botteghe oscure e se ne stavano in un ufficio al centro della festa a farsi i cazzi loro.
Il blindato dei carabinieri non c'era piu', dato il clima relativamente tranquillo avevano ridotto la vigilanza a delle ronde ogni tanto di un paio di pantere.
Chiamammo i compagni con le radio e ci incamminammo, con poca convinzione ma con un convincente manico di piccone per uno, nella recondita speranza che il manipolo si disperdesse prima del nostro arrivo.
Non si disperse, affatto, ma in compenso i compagni "seri" arrivarono da dietro e li pizzicarono sul fatto.
Alcuni maldicenti, in maniera assolutamente indimostrata, sostengono che uno di noi, un compagno sardo con un senso goliardico un po' pulp, in quell'occasione puntasse una pistola sui coglioni di uno degli eroici balilla ritardati dando a tutto il gruppo un vantaggio di dieci secondi.
Io e Marcellone arrivammo pochi secondi dopo, a presunto fatto finito e giusto in tempo per vedere gli eroici balilla scappare come lepri nere.
Il giorno dopo, nel tardo pomeriggio, arrivano una 50ina di fasci in tenuta "vendichiamo l'onore offeso" ed entrano nella festa.
Dopo neanche 3 minuti vengono circondati da una folla di famiglie mannare che voleva linciarli sul posto...noi del servizio d'ordine ci mettiamo di fronte a loro.
Ad un nanosecondo dal tafferuglio arriva assieme ad un folto gruppo di poliziotti
Gianni Alemanno, da poco segretario nazionale del Fronte della Gioventù evidentemente avvertito, che si dirige verso i suoi e perentoriamente intima
"Camerati fermi!" e poi si mette a parlottare con alcuni di loro.
I poliziotti si mettono tra noi e loro..tutto sembra calmarsi.
Ora..nella sezione Celio o Esquilino del PCI era iscritto un compagno praticamente sordo detto
"Scopino" per via della sua lunga carriera nella Nettezza Urbana. Se non erro era un ex gappista, un omino anziano, magro, molto decente e che girava sempre con un ombrello nero dalla foggia antiquata che usava come bastone da passeggio.
Fatto sta che, data l'aria complessivamente innocua, Scopino sfugge al controllo sia della polizia sia dei prodi balilla, va alle spalle del nuovo Podestà di Roma Alemanno e gli molla una clamorosa ombrellata.
Alemanno si gira, guarda l'omino basito e, vacillando vistosamente, viene sostenuto dai suoi eroici camerati visibilmente tramorito.
Data la vetusta età di Scopino i poliziotti tentennano nel fermarlo e lui si dilegua nella folla...e la storia si chiude.
Ora, un'ombrellata data da un uomo anziano e macilento ad un robusto 35enne non ha mai ammazzato nessuno per cui mi aveva molto colpito la reazione di Alemanno.
Tempo dopo incontro per strada Scopino e, a gesti e parlando a voce alta, lo prendo in giro rievocando il fattaccio e dicendogli che era un fustacchione nonostante i suoi anni.
Alché Scopino mi guarda sorridendo e mi fa:
"A rigazzi', ma che cazzo dichi..ma quale fustacchione! Io dendro all'ombrello c'avevo messo delle sbarre di piombo!!"