In un paese che si incrudelisce tra mille luoghi comuni, un inaspettato romanzo che restituisce al lettore la speranza nella possibilità che possa emergere nuovamente quella parte migliore di noi .
Quella parte che sembra essersi dissolta nella retorica del'odio verso il diverso.
E' Mira, l'ha scritto il mio grande e amato amico Oliviero La Stella.
Mira....il booktrailer
«Che Italia miserabile viene fuori da questo libro! Una Italia dei soldi facili, dell’egoismo e della strafottenza, rappresentata sontuosamente e allegramente in televisione, con l’uso di un linguaggio sempre più sciatto e grossolano.
Eppure questa Italia è stata per anni il sogno mitizzato di un intero paese: l’Albania.
La povertà, la disoccupazione, una feroce dittatura che ha tenuto i vecchi stretti nelle loro paure e i giovani chiusi nelle loro aspirazioni frustrate, ha fatto sì che l’Italia apparisse ai loro occhi come un luogo di ricchezze mai viste e di libertà mai assaporate.
Inseguendo questo sogno molte ragazze povere, albanesi, trovano la forza di abbandonare le loro famiglie per accettare di trasformarsi in prostitute in una Roma avida e distratta. Oliviero La Stella riesce a raccontarci questa favola moderna con pietà, comprensione e ironia. La sua simpatia, evidentemente, va alle Mira, alle Fabiola, alle Jasmine di un mondo notturno e farfallino che risponde a regole feroci e violente.
Mira però ha qualcosa di diverso dalle altre: in fondo al suo animo conserva una purezza che la rende nobile e fiera nonostante i venti uomini a notte. La Stella ci dimostra, con la sua scrittura lieve e serena, che a volte i luoghi comuni possono essere rovesciati.
Che la grazia interiore vale spesso più di mille ricchezze e mille sapienze».
Dacia Maraini
«La Stella scandaglia l’aberrazione dell’essere uomini nel tempo contemporaneo».
Roberto Saviano
«Oliviero La Stella riconosce la verità della vita nei fatti quotidiani e la osserva senza buonismo, solo con pietoso rispetto, immersa in un’umanità intrisa di dolore».
Fernanda Pivano
«Oliviero La Stella è portatore di una tradizione e di un sistema di valori che non intende farsi piegare dalle mode e accettare la disumanizzazione».
Goffredo Fofi
Titolo Mira Autore La Stella Oliviero Prezzo € 15,00 Dati 2008, 205 p., brossura Editore Fazi
Nel silenzio generale delle rappresentanze della sinistra parlamentare, ma con l'immancabile presenza di Luciano Violante, si celebra il ventennale della morte della figura detestabile del post fascista Giorgio Almirante.
Unica voce contro, quella di Emanuele Fiano, deputato del PD e segretario nazionale di Sinistra per Israele.
XVI LEGISLATURA
Resoconto stenografico dell'Assemblea
EMANUELE FIANO. Signor Presidente, ho appreso dagli organi di stampa - ed anche da una campagna di affissione di manifesti di Alleanza nazionale nella mia città di Milano - che noi italiani dovremmo andare orgogliosi della figura di Giorgio Almirante. Voglio allora contribuire anch'io al clima di ricordo di questa figura, leggendo da La Difesa della razza (rivista pubblicata all'epoca dalla Repubblica di Salò), un testo autografo di Giorgio Almirante in data 5 maggio 1942. Cito, con la sua firma: «Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d'una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti, - dice Giorgio Almirante - finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c'è che un attestato col quale si possa imporre l'altolà al meticciato e all'ebraismo: l'attestato del sangue». Ringrazio chi ha avuto l'idea di intitolare una via a Roma a Giorgio Almirante per non dimenticare, perché in effetti noi non dimenticheremo mai. Vi ringrazio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Italia dei Valori).
Via Ipazia arrivo ad un test sull'età mentale.
Il risultato che ho ottenuto mi dice che ho un'età mentale di un 45enne.
Di anni ne ho 43..ahia.
Fortunatamente aggiunge: "Hai una mente apparentemente matura, propria di chi possiede già qualche decennio di esperienza di vita alle spalle ma ancora non vuole decidersi ad entrare nella 'seconda metà' della vita!"
In bold gli elementi che mi fanno confidare in un sedimento di infantilismo da cui ricominciare.
Kilombo ha accettato la mia iscrizione.
Sono molto felice, in particolare, che la mia dichiarata e militante posizione sionista e di sinistra, nonostante qualche aspro dibattito, sia stata valutata dalla maggioranza della redazione come "legittima" in quel mare magnum della sinistra italiana che Kilombo ben rappresenta in tutte le sue componenti.
Spero presto di poter iniziare a collaborare e portare il mio miglior contributo editoriale e politico possibile.
I fatti sono sui giornali in tutta la loro nuda crudezza, negozi di onesti lavoratori extracomunitari devastati, un conduttore di www.deegay.it, Christian Floris, aggredito.
La polizia dice: Non c'e' matrice politica.
Peggio, dice questo blog, vuol dire che la matrice sociale, che c'e' un senso comune talmente consolidato da "autorizzare" in alcuni l'esplicitazione della rabbia verso il diverso.
In questo, la nouvelle vague ideologico-governativa ha un peso assoluto, in buona sostanza ha legittimato sillogismi nefasti: l'inclusione con invasione, tolleranza con subordinanza, diversità con estraneità.
Cosa fare?
Io non credo che grandi cortei di solidarietà possano realmente servire a qualcosa, e non penso neanche che in soggetti adulti ci sia "educazione" possibile viceversa penso che i comportamenti privati possano perlomeno ridefinire questo "senso comune".
Un buon inizio sarebbe iniziare a non aver remore o timori nel confutare i luoghi comuni sulle diversità, non dare "dignità" ad affermazioni intolleranti nel privato, nei luoghi di lavoro, negli spazi sociali condivisi.
Insomma..al bando i linguaggi della politica elitaria, andare giù piatti, nei minimi sistemi...
Vi assicuro, per esperienza diretta, che puo' anche essere divertente.