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martedì, 30 dicembre 2008

Dove sono

Da queste parti ogni considerazione sulla barbarie della guerra, sulla sua vacuità come strumento di risoluzione delle controversie, è pleonastica.
Che sia in Medio Oriente come in questi giorni o nell'Africa nera delle guerre bizzarramente dimenticate.

Vivo in un paese che non ha una guerra sul suo territorio da 63 anni, guerra  la cui memoria è sempre più evanescente e lontana.
Io, come molti di voi, conosco solo la guerra mediata dall'informazione, quella studiata sui libri di storia, quella raccontata dai nostri parenti più anziani.
Non pretendo di comprendere sino in fondo i meccanismi emotivi che sostengono i conflitti.
Non pretendo, come vedo altrove, di spostare la comprensione di chi mi legge postando foto del bambino morto a Gaza City o della pozza di sangue della civile israeliana colpita da un razzo iraniano alla fermata dell'autobus nella città israeliana di Netivot.

Posso provare a capire attraverso quali percorsi ci si è arrivati.
Quelli storici e politici pero' li discutiamo da anni, ognuno oppone le sue letture e le sue ragioni in base alle sue appartenenze o quelle che si ritiene essere tali.
Ribadirle in questo momento sarebbe pleonastico delle infintite discussioni da sempre,  tanto e quanto "orripilarsi per l'orrore della guerra".

Viceversa credo che mentre si muore laggiù, qui nella pacificata Europa si dovrebbe sinceramente capire quanto queste emozioni, che troppo spesso arbitrariamente abbiamo mutuato, implichino una grande responsabilità.
Dobbiamo assumerci la responsabilità di guardare e capire quanto ci sia di strumentale in chi troppo spesso promuove fondamentalmente una cultura dell'odio, mistificando per ragioni terze al conflitto in atto.
Dobbiamo assumerci la responsabilità di isolare quei cultori dell'odio che promuovono, in una misura difficile da definire, la morte altrove.
Questo non vuol dire abiurare alle proprie convinzioni, non vuol dire essere astrattamente pacifisti, vuol dire pragmaticamente concorrere alla "riduzione" del conflitto.
Perché la risoluzione dai nostri salotti è una pretesa ridicola.
Ma quel poco che possiamo fare  passa anche nei comportamenti privati, in quello che scriviamo nei nostri blogghettini, nell'approccio critico il più esatto possibile alle nostre istintive appartenenze, nell'attenta valutazione  delle fonti a cui attingiamo.
In buona sostanza nell'esercizio più stretto possibile dell'etica del dubbio.

Questo post qui sotto ha sollevato un vespaio.
L'ho scritto di getto pensando alla mia modestissima attività informativa a sinistra e da sinistra sulle questioni mediorientali, su quel minimo supporto che tento di dare alla sinistra israeliana e al suo campo della pace, sulla vita non semplice che ho anche nel mio "schieramento" .
L'incazzatura mi è sorta, e perdura,  chiedendomi perché tra la facile indignazione e l'assunzione delle responsabilità le prefiche non hanno ragionato su loro stesse e sul loro agire pregresso.
E ho toccato un tasto che ha comportato tre reazioni dall'altro lato della barricata blogosferica.
La prima, la piu' idiota e prevedibile, è stata quella dell'insulto  e del rifiuto di assunzione di responsabilità...ma questo è il tasso fisiologico di umana coglioneria.
La seconda è l'imperterrita, agghiacciante, innaffiatura dei campi dell'odio con l'altrui sangue.
La terza è finalmente intravedere una imprevista apertura critica, seppur all'interno di una serie di affermazioni ampiamente discutibili e monodirezionate come al solito, delle forze palestinesi in campo .

E si', mi riferisco al duro post di Lia, all'intervento coraggioso di Gennaro Carotenuto e dell'interessantissima, significativa reazione [veementente critica verso delle nette prese di distanza da Hamas] del neosoreliano* Miguel Martinez.
Due interventi ed una reazione che fanno intravedere dopo anni di appiattimento su un'astratto concetto di "resistente" una primissima apertura dialettica all'interno del monolitico campo filo-palestinese.

Poca roba, diranno alcuni...e potrei essere anche d'accordo se non pensassi al "Grande nulla del dubbio" che ha sempre contraddistinto la loro riflessione sulle mediorientali cose.
|
lunedì, 29 dicembre 2008

Colonna sonora per un rientro lavorativo

La canzone è Ghost Town, l'anno era il 1981, loro erano The Specials e le vocalist le Banarama.



Mamma che magone...
postato da: bloggoanchio alle ore 20:51 | permalink |
tags: musica, politica, lavoro, amici, amarezza, psicodrammi
domenica, 28 dicembre 2008

Dove eravate?

israeli_flag
No, perché ora vi stracciate le vesti e deprecate un conflitto largamente annunciato e prevedibile.
Ma...

Dove eravate quando da sinistra, qui e in Israele, si chiedeva dialogo e pace mentre Hamas ancora una volta predicava la guerra?

Dove eravate quando la teocratica Hamas uccideva e imprigionava i compagni di Fatah?

Dove eravate quando 80 missili e razzi made in Iran colpivano e uccidevano un cittadino israeliano e due bambine palestinesi?

Dove eravate quando si chiedeva di esercitare la minima etica del dubbio sull'agire politico di Hamas?

Dove eravate quando i bambini di Sderot e Ashkelon erano sotto choc per il continuo bombardamento da Gaza?

Dove eravate quando si chiedeva il diritto di Israele di vivere in pace e sicurezza?

Semplicemente non c'eravate.

Per cui ora che parlate di mani coperte di sangue, beh iniziate   a lavarvi le vostre, sono sporche di ignavia e del sangue che ha generato.
venerdì, 26 dicembre 2008

Il Natale dell'orfanello

Del mio non rapporto con le feste natalizie ne avevo parlato un paio di anni fa qui.
A maggior ragione quest'anno che sembrava incamminarsi al suo termine con il sottoscritto con un costante umore da licantropo nervoso.
Per cui, dopo una piacevolissima serata il 21 per festeggiare channukkà, avevo gia' considerato il capitolo "feste" chiuso.

Gli amici però restano una risorsa, grande.
Il 24 dopo aver messo MMatteo su un treno per il Molise dove è andato a fare conoscenza con il suo primo cuginetto [che dalle prime foto pare piu' un bimbo inuit che molisano] ho immediatamente virato un invito di un mio fraterno amico da "Cenone a casa sua coi suoceri" a "ristorante giapponese a pranzo con robusto aperitivo alla Belle Aurore".
Piu' intimo, vicino alle mie corde ed infatti  sono stato molto bene.
Per cui il giorno dopo confortato dalla piacevolezza del pranzo con il mio amico mi sono consegnato pieno di fiducia ad altri due amici  altrettanto fraterni con cui condividiamo molto sia io che MMatteo.

Ora, questo è stato il menù.

Antipasti
- Stelline saracene con pecorino e olive
- Spuma di caprino con crudità
- Quadrotti di castagnaccio al prosciutto d'oca

Vino abbinato
Champagne Grand Réserve Gosset

Primi
- Tortellini in brodo maison
- Paccheri imbottiti all'indivia riccia

Vino abbinato
Collio bianco Bràtinis 2006 Gradis'ciutta

Secondi
- Rotolo di spada e branzino con sauté di vongole
- Pasticciotti di stracotto al ginepro con ortaggi tiepidi in olio d'arancia

Vini abbinati
- Collio bianco Bràtinis 2006 Gradis'ciutta
- Graves Chateau de Callac 2001
- Pauillac Chateau Artigues cru borgeois 1997

Dolci
- Coppa di panettone in Macedonia

Vino abbinato
Saracco Moscato d'asti 2008

- Zigurrat di mandorle e cioccolato ai frutti di bosco

Vino abbinato
Ben Ryé passito di Pantelleria Donnafugata 2006

Frutta fresca e secca
Distillati e caffe'

Qualcuno, quindi, potrebbe bassamente insinuare  che le mie prossime considerazioni potrebbero essere viziate dall'eccellenza di questa mangiata, oppure dal fatto che  all'1 di notte sia poi scattata una deliziosa spaghettata alla bottarga o, ancora, che per la prima volta in vita mia abbia  vinto dei soldi giocando a carte [normalmente chi gioca a soldi con me rileva multinazionali in contanti il giorno dopo].

Però, porca pupazza, aldila' delle indiscutibili piacevolezze sopradescritte, per la prima volta da sempre sono stato veramente bene in un momento dell'anno in cui generalmente mi consegno arrendevole alle mie psicopatologie/traumi.

Direi che la giusta definizione è "sentirsi a casa", e questo blog non c'e' molto abituato.

Nonostante, come ampiamente detto, quest'anno sia stato caratterizzato da molte difficoltà, e alcune tristezze, da alcuni giorni una sensazione molto positiva per il futuro continua a non abbandonarmi.
Ho come la sensazione che alcuni disequilibri nella mia vita, nulla di mortale ma neanche nulla di piacevole, stiano per equilibrarsi.
E questo è bello, molto.
postato da: bloggoanchio alle ore 23:16 | permalink |
tags: cucina, amici, cose mie, cose belle, festività
martedì, 23 dicembre 2008

Orrore

L'anno era 1980 il loro erano le Kandeggina Gang..e anche se fa male, si' Jo Squillo è parte della storia del Punk in Italia.

postato da: bloggoanchio alle ore 12:45 | permalink |
tags: musica, amarcord