Non so se ve lo ricordate.
E' un lontano film di Luigi Zampa, ispirato da un capolavoro di Gogol:
L'ispettore generale.
In breve: un giovane Nino Manfredi, nei panni di un venditore di polizze assicurative, arriva in pieno regime fascista a Matera , viene scambiato per un ispettore del fascio in incognito e da questo equivoco si scatenano una serie di episodi tra il divertente e l'amaro.
La grandezza di quel film non è nell'ennesima, veemente, critica al fascismo...ma nel sottolineare la mediocrità di fondo del paese che lo sostenne.
Sto lavorando moltissimo...esco la mattina presto, rientro la sera tardi e, tempo di mangiare e poco altro, rilavoro.
Se ho qualche ora, è tutta per MMatteo.
Tante notizie della nostra politica nazionale, notizie centrali per i più, notizie che generalmente mi appassionano in questo periodo sono per me dei rumori di sottofondo.
E mi rendo conto che questo distacco offre sensazioni piu' epidermiche e forse piu' vere.
Sono rientrato da pochi minuti...ho acceso il pc con il proposito di vedere se c'e' qualche menata serale lavorativa e poi piazzarmi fantozzianamente di fronte alla televisione.
Mentre il computer si avvia, accendo pavlovianamente la televisione.
Piu' o meno tutte le televisioni danno la diretta del discorso di Berlusconi, più o meno tutti i principali siti di informazione fanno una diretta a pillole di testo.
Mi concentro sulle mail ma il fondo delle mie orecchie coglie le cose che dice.
Il fondo della mia vista, aprendo schede del mio browser puntate su Repubblica, coglie a spizzichi e bocconi frammenti del suo discorso.
E come Omero Battifiori, il personaggio interpretato da Nino Manfredi, mi ritrovo ad assistere tra il rassegnato, il divertito e l'amareggiato al festival della mediocrita' nazionale, delle affermazioni fasulle di cui Berlusconi è l'abile vate, ma non l'autore.
Già, quel distillato di luoghi comuni, falsità mediamente condivise, facili affermazioni, ignorantate colossali che costituiscono il suo repertorio non sono le sue ma quelle che lui raccoglie in un paese mediocre e restituisce per riscuotere mediocre consenso.
Che resta quindi?
Resta l'amara percezione che mentre questo paese celebra la sua mediocrità, come in Anni Ruggenti che termina con la lettura di un appello per avere una finestra che un abitante dei
Sassi di Matera mette di soppiatto nelle tasche di Omero Battifiori convinto che sia veramente un emissario del fascio, i bisogni reali di questo paese si stiano amplificando e drammatizzando.
Certo, sono bisogni meno drammaticamente elementari di una finestra in una specie di caverna, sono bisogni meno percepibili perchè non emergenziali in un'esistenza.
Ma con questo non meno concreti, perlomeno per i parametri di quella che definiamo, forse grossolanamente, modernita'.