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sabato, 30 maggio 2009

Meste soddisfazioni

victor_jara1
Vabbe' non faccio in tempo a mollare un post laconico che trovo un milione da cose da scrivere.
Tra cui una che mi riempie di pensosa soddisfazione.
Apprendo da un post di Lia che le autorità cilene hanno incriminato uno degli assassini del cantautore Victor Jara.
All'interno di una riflessione diversa, ne parlai qui perché tra i tanti omicidi del golpe cileno, quello di Jara fu particolarmente brutale, odioso e emblematico della sua natura fascista..
Già, non si limitarono ad ucciderlo, mozzarono con soddisfazione e sfregio  le mani del musicista scomodo che avevano assassinato.

Le autorità cilene in questi giorni stanno interrogando quello che all'epoca fu un giovane esecutore, spero che mettano le mani sul pavido mandante: Nelson Edgardo Haase Mazzei
|
venerdì, 29 maggio 2009

MANIFESTO DEGLI ADDIO

L'avevo letto all'interno di un corso di Teoria del Progetto...l'ho ritrovato.
E' lunghetto..ma merita un'attenta lettura.

MANIFESTO DEGLI ADDIO
di Alessandro Mendini - 1980


Addio progetto retorico: perché la vita scorre in modo antieroico e amorale.
Addio progetto di gusto: perché la qualità si ottiene solo alla rovescia.
Addio progetto intellettuale: perché la ragione è vinta e la rivoluzione consiste nella banalità della fantasia.
Addio progetto d’élite: perché il quotidiano appartiene al piccolo borghese.
Addio progetto coerente: perché per metodo bisogna essere incoerenti.
Addio progetto della casa: perché essa è solo un souvenir di se stessa.
Addio progetto trascendente: perché ogni oggetto è la risonanza banale di ipotesi inaccessibili.
Addio progetto autentico: perché qualsiasi realtà è autenticamente finta.
Addio progetto costruito: perché costruire vuole dire distruggere.
Addio progetto ideologico: perché all’uomo cinico vanno fatte architetture non impegnative.
Addio progetto stilematico: perché tutto è eclettico, stabilizzato, indifferente, consunto per sempre.
Addio progetto drammatico: perché lo stile di domani è rilassante e accattivante
Addio progetto specialistico: perché la massa conosce da sola quello che le piace.
Addio progetto capolavoro: perché la merce è tutta quantità.
Addio progetto vero: perché la falsità è inarrestabile.
Addio progetto vivo: perché il clima del futuro è obitoriale.
Addio progetto programma: perché il bene del territorio sta nel suo caos estenuante.
Addio progetto fondato sul criterio spaziale: perché la psiche è in agguato e chiede colori e decori.
Addio progetto di ricerca: perché ogni dato è incerto e inattendibile, quando la vita è fintamente vissuta.
Addio progetto proletario: perché il solo progetto concepibile è la morte del progetto borghese.
Addio progetto istituzionale: perché esso è stasi e ordine, invece che movimento, frammento o particolarità.
Addio progetto Post Industriale: perché esso divide ancora le persone in chi fabbrica e in chi usa gli oggetti.
Addio progetto universale: perché i progetti sono tanti quanti sono gli uomini.
Addio progetto universitario: perché la forza del progetto è in mano all’uomo di massa.
Addio progetto come novità: perché il nuovo non esiste ma tutto è styling o Ri Disegno.
Addio progetto significante: perché l’epoca è di passaggio, la coscienza è infelice e noi siamo progettisti di frontiera.
Addio progetto con colori violenti: perché il rosa è il colore più bello dentro il quale vagare.
Addio progetto sentimentale: perché ogni architettura contiene un terrorista.
Addio progetto di Avanguardia: quell’epoca è finita perché l’Avanguardia è generalizzata e diffusa.
Addio progetto come arte: perché l’architettura è un’arte minore.
Addio progetto utopistico: perché il benessere crea Manierismo e nuova normalità.
Addio progetto a tesi: perché ogni messaggio è giustamente aleatorio e nichilista.
Addio progetto degli arabi: perché la forma non modifica il petrolio.
Addio progetto del Terzo Mondo: perché prevale l’illogico e arrivano la paura, la guerra, la droga e l’apocalisse.
Addio progetto di partecipazione: perché viviamo alienati e immobili nelle nostre stanze.
Addio progetto di concentrazione: perché l’energia dell’immagine esplode in modo volgare.
Addio progetto di te stesso: perché consapevole che ti è negato il futuro ti distruggerai nell’ambiguità.
Addio progetto geometrico: perché bisogna decorare informalmente invece che progettare.
Addio progetto morale: nulla è dovuto a nessuno perché non occorre raggiungere nulla.
Addio progetto di sopravvivenza: perché il problema del lavoro è ineliminabile e contraddice la vita.
Addio progetto maschile: perché l’architetto del futuro è ermafrodita e godrà di piccole emozioni.
Addio progetto didattico: perché una scuola che si rispetti non è fatta di muri ma di sorprese.
Addio progetto artigianale: perché la mano dell’uomo è uno strumento atrofizzato.
Addio progetto rituale: perché un tempio pieno di robot trasmette altre avventure.
Addio progetto infantile: perché il bambino è un adulto di piccole dimensioni.
Addio progetto antropologico: perché lo zaino del vagabondo è vuoto e la natura è fatta a quadretti.
Addio progetto urbanistico: perché accumuleresti solo immondizie e ricchezza.
Addio progetto “in generale”: perché sopra al progetto vince la vita.
postato da: bloggoanchio alle ore 22:53 | permalink |
tags: amarcord, derive, cose intelligenti, cose inquietanti

Enjoy the Silence

I miei 4 lettori avranno notato che non sto aggiornando molto il blog.
Ogni tanto un po' di silenzio non guasta, si elaborano esperienze, idee, sensazioni.
E, soprattutto, dopo mesi convulsi dove, "palle in mano e testa bassa" , mi sono diviso principalmente tra lavoro e MMatteo...in questo momento di relativa calma ne approfitto per riflettere un po', riordinare le idee e gettare le basi per nuovi progetti.
postato da: bloggoanchio alle ore 22:11 | permalink |
tags: blog, cose mie
lunedì, 25 maggio 2009

Piccoli democristiani crescono

- MMatteo la Roma ieri ha battuto il Milan -
- Eh ma papà tu sei della Roma, io sono del Milan. Tu sei il mio papà e io il tuo bambino. Quindi è come se hanno pareggiato -
postato da: bloggoanchio alle ore 14:09 | permalink |
tags: paternità, cose inquietanti, mmatteo
lunedì, 18 maggio 2009

Bang bang

L'anno era il 1966 lei è Cher

postato da: bloggoanchio alle ore 20:46 | permalink |
tags: musica