L'avevo letto all'interno di un corso di Teoria del Progetto...l'ho ritrovato.
E' lunghetto..ma merita un'attenta lettura.
MANIFESTO DEGLI ADDIO
di Alessandro Mendini - 1980
Addio progetto retorico: perché la vita scorre in modo antieroico e amorale.
Addio progetto di gusto: perché la qualità si ottiene solo alla rovescia.
Addio progetto intellettuale: perché la ragione è vinta e la rivoluzione consiste nella banalità della fantasia.
Addio progetto d’élite: perché il quotidiano appartiene al piccolo borghese.
Addio progetto coerente: perché per metodo bisogna essere incoerenti.
Addio progetto della casa: perché essa è solo un souvenir di se stessa.
Addio progetto trascendente: perché ogni oggetto è la risonanza banale di ipotesi inaccessibili.
Addio progetto autentico: perché qualsiasi realtà è autenticamente finta.
Addio progetto costruito: perché costruire vuole dire distruggere.
Addio progetto ideologico: perché all’uomo cinico vanno fatte architetture non impegnative.
Addio progetto stilematico: perché tutto è eclettico, stabilizzato, indifferente, consunto per sempre.
Addio progetto drammatico: perché lo stile di domani è rilassante e accattivante
Addio progetto specialistico: perché la massa conosce da sola quello che le piace.
Addio progetto capolavoro: perché la merce è tutta quantità.
Addio progetto vero: perché la falsità è inarrestabile.
Addio progetto vivo: perché il clima del futuro è obitoriale.
Addio progetto programma: perché il bene del territorio sta nel suo caos estenuante.
Addio progetto fondato sul criterio spaziale: perché la psiche è in agguato e chiede colori e decori.
Addio progetto di ricerca: perché ogni dato è incerto e inattendibile, quando la vita è fintamente vissuta.
Addio progetto proletario: perché il solo progetto concepibile è la morte del progetto borghese.
Addio progetto istituzionale: perché esso è stasi e ordine, invece che movimento, frammento o particolarità.
Addio progetto Post Industriale: perché esso divide ancora le persone in chi fabbrica e in chi usa gli oggetti.
Addio progetto universale: perché i progetti sono tanti quanti sono gli uomini.
Addio progetto universitario: perché la forza del progetto è in mano all’uomo di massa.
Addio progetto come novità: perché il nuovo non esiste ma tutto è styling o Ri Disegno.
Addio progetto significante: perché l’epoca è di passaggio, la coscienza è infelice e noi siamo progettisti di frontiera.
Addio progetto con colori violenti: perché il rosa è il colore più bello dentro il quale vagare.
Addio progetto sentimentale: perché ogni architettura contiene un terrorista.
Addio progetto di Avanguardia: quell’epoca è finita perché l’Avanguardia è generalizzata e diffusa.
Addio progetto come arte: perché l’architettura è un’arte minore.
Addio progetto utopistico: perché il benessere crea Manierismo e nuova normalità.
Addio progetto a tesi: perché ogni messaggio è giustamente aleatorio e nichilista.
Addio progetto degli arabi: perché la forma non modifica il petrolio.
Addio progetto del Terzo Mondo: perché prevale l’illogico e arrivano la paura, la guerra, la droga e l’apocalisse.
Addio progetto di partecipazione: perché viviamo alienati e immobili nelle nostre stanze.
Addio progetto di concentrazione: perché l’energia dell’immagine esplode in modo volgare.
Addio progetto di te stesso: perché consapevole che ti è negato il futuro ti distruggerai nell’ambiguità.
Addio progetto geometrico: perché bisogna decorare informalmente invece che progettare.
Addio progetto morale: nulla è dovuto a nessuno perché non occorre raggiungere nulla.
Addio progetto di sopravvivenza: perché il problema del lavoro è ineliminabile e contraddice la vita.
Addio progetto maschile: perché l’architetto del futuro è ermafrodita e godrà di piccole emozioni.
Addio progetto didattico: perché una scuola che si rispetti non è fatta di muri ma di sorprese.
Addio progetto artigianale: perché la mano dell’uomo è uno strumento atrofizzato.
Addio progetto rituale: perché un tempio pieno di robot trasmette altre avventure.
Addio progetto infantile: perché il bambino è un adulto di piccole dimensioni.
Addio progetto antropologico: perché lo zaino del vagabondo è vuoto e la natura è fatta a quadretti.
Addio progetto urbanistico: perché accumuleresti solo immondizie e ricchezza.
Addio progetto “in generale”: perché sopra al progetto vince la vita.