Quando sono preso da botte di pigrizia mostruosa come oggi [qui a Milano è festa] inizio a cazzeggiare con Google Hearth.
Piu' che andare a vedere le figure di Nazca, alla fine vado a vedere il mio liceo, dove andavo in vacanza da piccolo e amenità del genere....
Oggi non so che mi ha preso e sono andato a vedere
il luogo dove ho versato le ceneri di mia madre i primi di agosto del 1992.
La storia della sua morte ve l'ho raccontata
qui
Quello che non ho raccontato ai miei 4 lettori è cosa combinai subito appresso.
Mia madre aveva manifestato una grande ansia in quegli ultimi attimi della sua vita temendo che il suo ateismo venisse accantonato dopo la sua morte e, più di una volta, mi aveva detto che non voleva che ci fossero religioserie ai suoi funerali e che voleva essere cremata.
Mentre mi consegnava un suo scritto in cui chiedeva la cremazione mi "intimo'" di non dire niente a nessuno [marito compreso] e di gettare le sue ceneri in un punto ben preciso del parco nazionale d'Abruzzo vicino a Bisegna dove i miei bisnonni avevano riacquistato una casa che era stata loro prima della partenza per gli USA e che era stato il luogo di vacanze della nostra famiglia fino ai miei primi anni di vita..
Ora, all'epoca era reato gettare le ceneri e la cosa non si presentava affatto facile comunque nel suo complesso.
Innanzitutto come venirne in possesso di nascosto anche del mio patrigno?
Come sganciarmi dai pochi parenti e amici dal piccolo cimitero di Bisegna dove era comunque prevista l'inumazione?
Come inerpicarmi per circa 4 km nell'appennino abruzzese e versare le ceneri dove mia madre mi aveva indicato?
Gia', la mia mammotta aveva scelto che le sue ceneri venissero gettate in un atopiano che era oggetto della classica scampagnata e dove c'era una fonte d'acqua.
Avrei dovuto gettare le ceneri nel punto dove dal fontanile, l'acqua scompariva in una fenditura della roccia.
Dovevo farlo, ero [e sono] relativamente certo che se non l'avessi fatto non mi sarei dato pace per essere venuto meno ad un patto fondamentale.
Il primo punto fu relativamente semplice.
Scacciato il parroco di quartiere che si era presentato accanto al carro funebre con poche ma molto convincenti sibilate parole, il piccolo corteo funebre arrivò al crematorio del cimitero romano di Prima Porta.
Ero talmente concentrato sulla mia incombenza che, mentre il mio patrigno dopo anni di vessazioni familiari faceva delle scene da prefica, mi isolai fisicamente ed emotivamente cercando di capire chi fosse la persona incaricata della cremazione.
La trovai.
Era un ometto di mezz'età dall'aria bonaria.
Io non sapevo come approcciare al problema, ero indeciso tra un approccio intimidatorio alla "Soprano's" o corromperlo.
Feci ambedue le cose.
A cose fatte, mentre un impiegato consegnava un'urna al mio patrigno sentii una voce alle mie spalle:
"Dotto', Dotto'"
Era l'ometto che stringeva una busta di plastica della spesa blu.
"Dotto', ecco le ceneri di sua madre...nell'urna ho messo le prime ceneri che si producono, quelle della bara."
"Siamo sicuri?" lo apostrofai guardandolo con l'espressione spenta e omicida di Tony Soprano
"Dotto', je lo giuro" mi rispose
L'espressione intimidita era convincente per cui mugugnai un
"Uhm, ecco e grazie" gli allungai 100.000 lire e presi la busta con le ceneri di mia madre.
Problema: era estate ed avevo solo una polo addosso e un paio di pantaloni militari, non sapevo dove mettere la piccola busta che era ancora cupamente tiepida.
Provai a infilarla in un tascone dei pantaloni..ma si vedeva, per cui me la misi sotto la polo, e mi feci riaccompagnare a casa dall'amica piu' rincoglionita di mia madre tal Patrizia.
Era cosi' tonta che non si sarebbe accorta neanche se mi fossi imboscato un rinoceronte, e cosi' fu.
Per qualche giorno le ceneri di mia madre vennero riposte in un cassetto in quella che era stata camera mia.
Non riuscivo a pensare ad altro se non a come portare a termine la faccenda.
Nelle notti antecedenti alla sua morte avevamo chiuso con mia madre ogni cosa...mancava solo questo.
Ho un ricordo estraniato di quei giorni: era come se ogni sentimento, dolore, rammarico fosse sospeso.
Finalmente andammo a Bisegna con un gruppo ristretto di amiche di famiglia e il mio affranto patrigno.
Sino ad allora non avevo trovato una buona strategia per scappare via e, mano a mano che andava avanti il processo di inumazione dell'urna con le finte ceneri, cresceva il panico.
Poi mi venne l'ispirazione e, mentre chiudevano il loculo con l'urna, borbottai
"Scusate ma non reggo" alle persone più vicine e filai via.
La strada la conoscevo bene, un paio di km sulla strada provinciale e poi un sentiero in ripida salita che passava attraverso una montagna spaccata in due da qualche antico terremoto.
La giornata era splendida e faceva un caldo bestiale, ma ero cosi' preso che mi inerpicai sul sentiero senza il minimo sforzo o fatica.
Alla fine del sentiero si aprì di fronte a me l'altopiano.
Mi fermai a guardare.
Sembrava un film, in quel posto c'eravamo stati centinaia di volte e, mentre facevo mente locale su da farsi, la mia memoria affollava visivamente quella vallata di persone e fatti lontani.
Respirai profondamente, percorsi ancora qualche centinaio di metri, raggiunsi il fontanile [ che è quella piccola L che si vede nella
foto ] e lentamente versai le ceneri nella fenditura di roccia indicatami da mia madre.
E, mentre le ceneri miste all'acqua si infilavano nella terra, il mio dolore iniziò a fluire assieme all'acqua che portava mia madre dove era voluta andare.
Mai mie lacrime di sentito dolore furono così miste ad una così sentita gioia come quelle che versai percorrendo al contrario il sentiero in mezzo alla montagna spaccata consegnandomi contemporaneamente alla mia vita adulta.
Ma questo lo compresi solo dopo.